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La Terra sta benissimo, siamo noi a essere in pericolo

 

Giornata della Terra 2020, la 50 esima. Ottima occasione per riflettere  perché di Terra, al momento, ce ne è una sola e senza di lei non possiamo vivere.

Chi fa il mio mestiere, faccio l’astronomo, è però abituato a essere sospettoso verso l’arroganza involontaria dell’umanità e  a pensare sempre all’altro lato della medaglia.

Sappiamo infatti che l’uomo, beninteso in senso neutro, ha la tremenda e fortissima tentazione di mettersi, con stupida prepotenza, al centro dell’universo. Nei secoli passati qualcuno di noi ha anche sentito odore di bruciato nel tentativo di scalfire quest’idea.

Prima ci siamo messi in centro, e il sole ci girava intorno, e questo è ancora ragionevole dato che è quello che ci dicono i nostri sensi, quel che vediamo insomma. In seguito ci siamo convinti che: va bene giriamo attorno al Sole ma comunque il Sistema solare è l’unico nell’Universo e noi siamo unici nell’unico sistema solare dell’Universo.

Oggi ne conosciamo almeno 4.000 di simili al nostro, ma con tutta e sensata probabilità solo nella nostra Galassia ci sono miliardi di “sistemi solari” di tutti i tipi, attorno ad altrettante stelle. E contiamo molti miliardi di galassie coi nostri telescopi…

Non solo però non siamo unici, ma riguardo alla nostra Terra, l’astronave cosmica in cui siamo capitati, sbagliamo completamente approccio anche in giornate come questa, indispensabili e meritevoli di impegno.

Non è la Terra a stare male, a essere “malata”, non è la Terra a essere in pericolo, lei sta benissimo. Siamo noi come specie animale a essere in serio, serissimo pericolo, grazie alla nostra attività e numerosità.

Consideriamo bene e con umiltà: qualunque sia e per quanto grande sia il male che possiamo fare al nostro pianeta non saremo mai più di un brufolino sulla faccia di un gigante. È l’idea che la Terra “sia fatta per noi” che ci rovina. Siamo noi infatti che eventualmente fra poco ci estinguiamo, la Terra continua tranquilla, di estinzioni di specie ne ha già superate un sacco e una sporta, come si dice in Toscana.

Nel 2005 la rivista scientifica New Scientist pubblicò uno studio, realistico e ben fatto, su cosa accadrebbe se, per un colpo di bacchetta magica, l’umanità sparisse in un attimo.

Il panorama è, per noi, desolante: in un migliaio di anni praticamente nessun segno della nostra presenza rimarrebbe sul Pianeta. Non ci credete, siete sospettosi?  Allora diciamo 10.000 anni, ma dai, mi voglio rovinare, facciamo che dopo 100.000 anni non si avrebbe più alcuna memoria della specie umana. Il brufolino, come tutti i brufolini, sarebbe scomparso dalla faccia del gigante.  Che volete che siano 1.000 o 100.000 anni per un pianeta che ne ha almeno 4 miliardi alle spalle, da quando si è formato, e che probabilmente andrà avanti per altrettanto prima che il sole si spenga?

Stiamo quindi attenti, rispettiamo la Terra non perché è lei in pericolo, ma perché siamo noi con un piede nella fossa se continuiamo così. Il punto di vista con cui si affrontano i problemi è fondamentale per risolverli.

Per chi è interessato alla simulazione il numero di New Scientist è quello di dicembre 2006.