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L’ abbronzatura ci arriva …. dai confini dell’Universo

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“Abbronzatissima” è una famosa canzone di Edoardo Vianello dei prima anni ’60, fece furore sulle spiagge in quel decennio e viene spesso ripetuta nelle radio in questi giorni di Ferragosto. Prendere la tintarella, si sa, è un dovere del/la vacanziere , ma per abbronzarsi, perdonate la banalità, occorre esporsi alla radiazione del sole. La natura della luce è uno degli enigmi più interessanti della fisica degli ultimi 150 anni. Meriterebbe una spiegazione approfondita, ma questa vuole essere solo una digressione ferragostana e ci basta quindi pensare alla luce come a un treno di microscopiche e immateriali palline luminose, che chiamiamo fotoni, ognuna delle quali trasporta energia elettromagnetica, luce insomma per fare un bisticcio con le parole. Questo farà venire la pelle d’oca a un fisico DOC, ma a noi serve per capirci.

Per avere la pelle di quel bel coloro bronzo cui tutti  aspiriamo , facendo qualche conto molto grezzo, occorre esporsi all’azione di almeno un sestilione di fotoni, numero fantastico, nel senso che solo la nostra più estrema fantasia può immaginare un numero formato dalla cifra 1 e seguito da 21 zeri. Ma questo è solo l’inizio, i fotoni che ci arrivano sulla pelle infatti sono una miscela ben dosata di radiazione che proviene da tutto l’universo. Certamente la grandissima parte proviene dal Sole, e impiega ben 8 minuti per arrivare dalla nostra stella fin sulla nostra pelle, sono circa 150 milioni di chilometri, ma altri ci arrivano da stelle, vicine e lontane, galassie, distanti miliardi di anni luce, e anche da zone vicine ai famigerati buchi neri, e qui le distanze sono di nuovo impensabili. In sostanza quando un fotone ci arriva da una galassia lontana ha viaggiato per miliardi di anni, magari addirittura prima che la stessa Terra si formasse 4.5 miliardi di anni fa. Impressionante, ma niente paura, non ci fanno nulla di male, se non arrossarci la pelle se non usiamo la crema solare.

Per finire diamo la ricetta della miscela di fotoni cui ci sottoponiamo nelle spiagge in questi giorni, trovata dai fisici dell’Icrar, importante centro internazionale per la radioastronomia, e pubblicata in questi giorni:

Il sole ci regala 1,000,000,000,000,000,000,000 di fotoni al metro quadro ogni secondo

Quelli che ci solpiscono e sono partiti subito dopo i primi tempi  dal Big Bang, 13 miliarid di anni fa, e girano tutt’ora nell’universo, sono circa 10,000,000,000,000,000 per metro quadro per secondo

Quelli riflessi dalla polvere che staziona nel sistema solare, che ridistribuisce la luce in tutte le direzioni, sono 100,000,000,000,000 per metro quadro per secondo

Quelli che, infine, vengono dalle profondità dell’universo, ben oltre i confini della nostra galassia sono “solo” 10,000,000,000per metro quadro per secondo

È l’universo tutto, insomma, che si da da fare per  l’abbronzatura ferragostana.